Aspetti della psicologia relazionale nelle dinamiche di coppia omosessuale.

…che, detta così, viene già voglia di abbandonare la pagina! Diciamo che si tratta del riassunto in termini professionali di ciò che leggerete a breve. 

Una prima considerazione. In questo sito differenzio la terapia di coppia TERAPIA DI COPPIA dalla terapia di coppia omosessuale TERAPIA DI COPPIA OMOSESSUALE.

Per questo una collega (ho scoperto essere tale dopo averle risposto) un giorno mi scrisse: “Perché specifica la differenza tra coppie omosessuali e non?”. Lo faccio poiché ancora oggi sento persone che telefonano al mio studio di Torino per chiedermi: “Dottoressa, crediamo di avere un problema di coppia ma siamo omosessuali possiamo venire lo stesso?“. 

Dietro questa domanda si cela un etero-centrismo diffuso, che erge a modello di Coppia con la C maiuscola solo ed esclusivamente quello composto da uomo e donna, quasi che le coppie formate da persone dello stesso sesso fossero di serie B (e si finisse per farle sentire tali). Anche una coppia omosessuale ama, odia, si tradisce, evolve, persegue obiettivi (comuni e non), entra in crisi e ne esce, esattamente allo stesso modo di una coppia eterosessuale.Purtroppo però nella nostra società si da’ per scontato di essere tutti eterosessuali (terapeuti compresi e questo è uno dei motivi per cui c’è ancora timore del giudizio nel rivolgersi a questa categoria professionale).Pensiero questo derivante da atteggiamenti e aspetti culturali di atavica memoria. 

Proprio qui iniziano le prime differenze nelle dinamiche di coppia same sex: il confronto con pregiudizi, atteggiamenti e comportamenti omofobi che a volte sfociano anche nell’ aggressività . Ciò accade sia ai singoli che alla coppia.

Nel caso dei singoli si parla di omofobia interiorizzata ovvero sentimenti e atteggiamenti negativi (dal disagio al disprezzo) che una persona prova (più o meno consapevolmente) riguardo alla propria omosessualità. Ciò determina sentimenti di incertezza, scarsa stima di se’, inferiorità, vergogna, fino ad arrivare al timore di non essere accettati proprio in quanto omosessuali.

Tutto ciò può accadere anche alla coppia, diventando un peso soprattutto nella fase di creazione della stessa, quando si è più innamorati ma al contempo anche più fragili. Se non si sono superati i pregiudizi individuali e si sia fatta chiarezza sulla propria identità di genere allora iniziano i problemi.

Apro una piccola parentesi.

Le attuali teorie della sessuologia in merito all’identità sessuale hanno una prospettiva di tipo bio-psico-sociale e la considerano un costrutto multidimensionale comprendente quattro fattori:

a) il sesso biologico, ovvero l’appartenenza al sesso biologico maschile o femminile determinato dai cromosomi sessuali;

b) l’identità di genere, la quale deriva dall’identificazione della persona come appartenente al genere maschile o femminile;

c) il ruolo di genere: aspettative, atteggiamenti e ruoli di come gli uomini e le donne si dovrebbero comportare all’interno di una data cultura e in un dato periodo storico;

d) l’orientamento sessuale:l’attrazione erotica ed affettiva per gli individui del sesso opposto, dello stesso sesso o di entrambi i sessi. Sulla base di ciò una persona può essere eterosessuale, omosessuale o bisessuale.

Questo per semplificare molto le cose, infatti sempre piu la sessualità è vista in modo fluido e si parla di “poli amore”, ma questa non è la sede per trattare l’ argomento poiché ci porterebbe fuori strada.

Ritornando all’argomento principale non è scontato il fatto che entrambi i componenti della coppia abbiano fatto coming out. Se i livelli di accettazione della propria identità sono diversi allora questo inevitabilmente ricadrà con pesanti ripercussioni anche sulla coppia.

Come se la cavano le coppie omosessuali con i ruoli? Direi bene, molto meglio di ciò che possano pensare gli eterosessuali. Infatti sono ancora molti (troppi!) i pregiudizi da parte di questi ultimi, che vedono una rigida definizione di ruoli nelle coppie same sex. Ad es., nelle coppie di sole donne i ruoli di  butch – quelle che assumono gli atteggiamenti maschili e che sembrano imitare in tutto e per tutto gli uomini – e le donne femme, quelle che sembrano personificare lo stereotipo dell’abbigliamento e del comportamento femminile accentuando il ruolo eterosessuale, affondano le loro radici nella storia. 

Risalgono agli anni Sessanta all’interno di un movimento politico contro l’oppressione di genere .Tali posizioni però sembrano essere ampiamente superate, come ben sottolinea una ricerca di Levitt e Hiestand (2005) su un campione di 12 donne che si identificavano come butch e 12 come femme. Certo non un campione “sufficientemente rappresentativo” ma abbastanza numeroso per mettere in evidenza che, al contrario di ciò che si penserebbe, le donne non avviavano una relazione con il tipo “opposto”: butch /femme o viceversa.

La stessa cosa veniva chiesta a coppie gay: (Jay e Young)«Con quale frequenza “reciti le parti” di butch-femme; maschile-femminile; marito-moglie; dominante- sottomesso nelle tue relazioni?». Le risposte più frequenti sono state «mai» (47%) e «molto raramente» (23%). Ecco così che ciascuno “inventa il proprio ruolo” e tutto diventa fluido e soprattutto negoziato all’interno della coppia. E poi il bello è anche questo!

Altra differenza riguarda i rapporti con le famiglie di origine. Non solo ci sono (e ovviamente lo dico scherzosamente) “le suocere in mezzo ai piedi”, esattamente come nelle coppie etero, ma in questo caso i rapporti possono essere complicati in relazione al livello di coming out. Se ad es. solo uno dei due membri della coppia ha fatto pace con se stesso, non avrà problemi a presentare il proprio partner come fidanzat*, mentre lo stesso non si può dire per l’altro che tristemente (e alla lunga anche molto pesantemente) continuerà a parlare di amic*o colleg*, con ripercussioni pesanti all’interno della coppia. Come si può essere sereni in due se non lo si è con se’ stessi?

Una delle caratteristiche per rendere solida una coppia e’ la progettualità.Questa e’ difficile da vivere se non si è neppure liberi di esprimerla al mondo esterno (e non solo alle famiglie di origine). Allora come può una coppia sopravvivere se non si può andare a vivere assieme perché i genitori “chissà cosa diranno” o “non lo sanno” o “non voglio deluderli “?

Poi il grande capitolo del diventare genitori, che non solo si porta dietro le fantasie, le paure e le difficoltà delle coppie etero, ma anche l’ aggiunta di tutta la parte burocratica e di pregiudizio che la società ha su questo argomento. Non sono temi “facili” e per non perdersi la coppia ha  bisogno di essere corazzata e sicura di se’.

Se non dovesse “farcela da sola” allora il suggerimento è quello di rivolgersi ad un terapeuta di coppia, senza timore.Come e quando sarà argomento di un prossimo articolo. Come dice Woody Allen: Non è la quantità dei tuoi rapporti sessuali che conta, ma la qualità. D’altro canto,  se la quantità scende al di sotto di una volta ogni otto mesi, è il caso di farsi dare una controllatina.”

Dott.ssa Sabina Natali, Psicologa, Psicoterapeuta Torino
C.so IV Novembre, 8.
E-mail: info@natalipsicologatorino.it
Tel:338/3052197