Quali sono le origini dell’ipocondria?

Questo blog è nato e si è strutturato per essere rivolto al grande pubblico, poiché credo che molti di quelli che potete trovare in rete sono già riferiti a professionisti del settore o raccontano  in modo tecnico alcune sintomatologie. 

Rivolgersi al grande pubblico, immaginando di avere davanti a me una persona sofferente che cerca rassicurazione dalla mia o da altre letture, è una grossa responsabilità.

Il rischio infatti è sempre quello di semplificare all’eccesso ciò che si vuole dire proprio per renderlo il più fruibile possibile.

Ho sempre cercato di andare in questa direzione, non perdendo mai la professionalità e le citazioni scientifiche di ciò che dicevo.

Questa doverosa premessa perché parlare delle cause dell’ipocondria è più che mai difficile.

È un sintomo che può essere primario, ovvero esistere senza altre situazioni di sofferenza (e detto tra noi mi parrebbe più che sufficiente questo), oppure essere secondario ad un’altra serie di accadimenti.

In entrambi i casi il malessere e’ lampante, aggravato anche dalle prese in giro o dalle squalifiche che si hanno dalle persone attorno a se’ e dai soldi che si investono per “rassicurarsi” tra visite specialistiche ed esami di laboratorio o strumentali, più o meno invasivi.

Sono quattro i principali fattori alla base della genesi dell’ipocondria tout court:

1)Motivi educativo-familiari.

È in famiglia più che mai il luogo in cui avvengono i principali apprendimenti e tra questi anche il rapporto con la paura.

È come se si creasse una vera e propria “educazione ipocondriaca”. Parliamo di quei genitori che temono che i figli si ammalino al primo alito di vento e che quel normale raffreddamento si trasformi inevitabilmente in bronchite (da qui frasi tipiche come:”Mettiti la maglia della salute” o “Copriti che fa freddo” seppur tali frasi non siano supportate dall’evidenza dei fatti meteorologici ).

Anche trasmettere ai figli un pauroso rapporto con la salute aggravando i propri malanni, o parlando in modo quasi voyeristico di come sono morti i nonni o i bisnonni, non fanno altro che creare danni psicologici al figlio.

Anche una educazione iperprotettiva, non basata tanto e solo sulle paure delle malattie ma che abbraccia ogni tipo di paura, crea danno ai ragazzi poiché essi sono visti come individui fragili e da aiutare, non sapranno togliersi dalle situazioni che la vita presenterà loro e vivranno sempre nella paura di non farcela (l’esatto opposto di ciò che gli atleti olimpici hanno raccontato dopo aver vinto medaglie alle Olimpiadi di Tokyo2020) e nell’insicurezza.

A ciò si devono aggiungere alcuni fattori molto importanti come gli abusi sessuali o fisici, la trascuratezza e i maltrattamenti relazionali che rappresentano un fattore di rischio per lo sviluppo del disturbo ipocondriaco.

2)Motivi di vulnerabilità.

I pazienti che svilupperanno un disturbo ipocondriaco sono persone che hanno una percezione di vulnerabilità rispetto al proprio corpo e alle sensazioni che ricevono da esso.

Solitamente sono persone che hanno sofferto durante l’infanzia e l’adolescenza di gravi malattie oppure ne soffrono in età adulta. Oltre a ciò, hanno difficoltà a decodificare i segnali che il nostro corpo ci dà poiché siamo abituati a percepirlo come immobile e sempre uguale a se stesso. E ciò non corrisponde al vero.

Esso cambia di giorno in giorno, in relazione a moltissimi fattori e per questo è normale pensare che anche le sensazioni che ci derivano da esso si modifichino nel corso del tempo.

3)Motivi vicari.

Con essi si fa riferimento a quelle esperienze traumatiche collegate alla malattia vissuta su persone care che siano essi parenti, amici o conoscenti.

Pensiamo a tutte le volte in cui si sono assistite persone malate o morenti, al legame affettivo ed emotivo che avevamo con loro e alle conseguenze del loro lutto. 

4) Motivi iatrogeni.

Sono quei casi in cui la parola del medico, una sua ipotesi diagnostica potrebbero diventare un tarlo per determinati tipi di pazienti e creare un effetto sul lungo termine.

Esso viene definito come “effetto nocebo “(più conosciuto è l’effetto placebo) che consiste in una spirale negativa che viene innescata dalle parole dello specialista e che producono aspettative negative spavento e paure ipocondriache.

Purtroppo molti medici non sono consapevoli di questo e buttano la’ diagnosi anche molto gravi senza soppesare correttamente l’effetto che le loro parole, tanto più derivanti da un’autorità nel campo, possono creare in chi le ascolta in quel momento. A ciò si somma l’effetto dei tecnicismi utilizzati nelle parole.

Wittgenstein affermava:” Le parole sono come pallottole”.

Pertanto se soffrite poiché avete consapevolezza che nessun dottore potrà lenire le vostre malattie, aggiungete un sanitario in più:il terapeuta.

Lui sicuramente vi aiuter

Dott.ssa Sabina Natali, Psicologa, Psicoterapeuta Torino
C.so IV Novembre, 8.
E-mail: info@natalipsicologatorino.it
Tel: 338/3052197