“Prendi la direzione opposta all’abitudine e quasi sempre farai bene”.  J.J.Rousseau

Da ormai molti anni nel mio studio di Torino vedo passare pazienti che alla fine della terapia mi dicono: “Dottoressa, se avessi saputo sarei venuta molto prima da lei”. Molte cose mi ha insegnato questo lavoro, prima tra tutte è che ciascuno ha i suoi tempi…

La terapia individuale sistemico-relazionale mira a risolvere in tempi brevi i problemi portati dal paziente e che ne compromettono il suo ben-essere.

Secondo questo modo di lavorare la diagnosi, che spesso già il paziente si auto-assegna grazie all’aiuto del “dottor G.”(Google), non è centrale poiché spesso limitante. Si preferisce considerare il sintomo, qualsiasi esso sia, come manifestazione di un disagio del contesto in cui il paziente vive.

Il focus dell’intervento è centrato sul “qui ed ora”, sul mondo relazionale nel quale il paziente si trova a vivere. Attraverso l’analisi delle difficoltà del momento lo si aiuta a comprendere l’origine del suo disagio e quali possono essere i “copioni” che ne sono alla base.

La differenza fondamentale rispetto ad altri tipi di approccio consiste nella “presenza” (non fisica) in stanza di terapia delle persone significative per il paziente (i “terzi”) che giocano un ruolo fondamentale nel processo di cambiamento. Così facendo la relazione terapeutica avrà degli affetti positivi (più o meno indiretti) anche fuori dalla stanza di terapia.

Il cambiamento attivato passa attraverso il potenziamento delle risorse e delle capacità delle persone per arrivare a un migliore equilibrio personale e a una buona qualità della vita.

QUANDO RICHIEDERE UNA CONSULENZA:

  • In situazioni di ansia e periodi prolungati di stress;
  • In caso di fobie, pensieri negativi ricorrenti, attacchi di panico;
  • In caso di problemi lavorativi;
  • Se si è particolarmente preoccupati per un familiare;
  • Quando si accusano sintomi fisici che non hanno un’ apparente causa medica malgrado gli accertamenti diagnostici svolti (alcune dermatiti, insonnia, mal di pancia….);
  • Quando si ha l’impressione che uno o più familiari siano un po’ troppo “presenti”;
  • In caso di lutti, malattie, divorzi;
  • Per la morte di un animale da compagnia per cui si sta particolarmente male.

QUANTO DURA IL PERCORSO:

La durata del percorso terapeutico è breve e viene concordata all’inizio della prima seduta con il paziente. Dopo il primo mese circa, nel quale gli incontri sono settimanali, si passerà a una cadenza quindicinale. Nella prima fase detta di “contratto terapeutico” si concorderanno insieme anche gli obiettivi da raggiungere.

PERCHE’ ANDARE DALLO PSICOLOGO:

Per (ri)cominciare a stare bene con sé stessi e con gli altri e perché si è toccato con mano che parlare con un amico (o similare) in alcuni momenti della vita non è sufficiente.