“Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore. Non è da questi particolari che si giudica un giocatore.Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo dalla fantasia”. F. De Gregori

Indipendentemente dal “credo “calcistico (che personalmente neppure ho) mi ha molto colpito la notizia risalente all’inizio di dicembre e che riassumo qui brevemente.
La squadra del Benevento dopo 14 partite non aveva ancora segnato neppure un gol; malgrado ciò si è trovata ad andare in rete all’ultimo minuto grazie al suo portiere, Alberto Brignoli, uno che di solito i gol dovrebbe evitare di prenderli, non di farli.
Lui in realtà sul momento non era neppure così sicuro di uscire dalla propria porta di rigore e giocarsi il tutto per tutto. Ha chiesto velocemente consiglio ai suoi compagni (perché mica c’era tempo per un trattato di metodologia calcistica) che (ovviamente) davano suggerimenti diversi (“Vai, non vai”) e alla fine ha preso lui la decisione: è uscito dalla sua porta ed ha segnato.
Cosa ci può insegnare questo episodio?
Innanzitutto che a volte è bene uscire dalla propria “comfort zone”. Anche per Brignoli sarebbe stato più “sicuro” rimanere tra i pali, in fondo non è compito del portiere fare gol e se ciò accade lo è per lo più in modo accidentale.
Lui invece ha deciso di “buttarsi”, ha seguito il suo punto di vista per raggiungere un obiettivo. Per farlo ha dovuto rischiare, molto (il gol avrebbe anche potuto prenderlo). Spesso invece decidiamo di rimanere nella nostra “zona di comfort”, che poi tanto tale non è perché da lì allo “stallo” (continuare a stare male ma rimandare sempre il momento del cambiamento) il passo è breve. Preferiamo rimandare, raccontarci che “tanto stiamo bene così ” e non cambiare. Certo, per stare meglio bisogna rischiare ma come diceva A.Einstein: “per stare in equilibrio bisogna pedalare”.
E poi ci sono i ruoli, che ci fregano. Quelli assegnati dagli altri, dalla nostra famiglia d’origine, dalla società, dalla cultura etc., quelli che ci auto assegniamo noi con le storie che ci raccontiamo. Anche i ruoli sono rassicuranti poiché permettono di avere dei compiti ben precisi…insomma sappiamo esattamente chi dobbiamo essere e quando. Ma i ruoli legano, opprimono, obbligano a portare avanti determinati copioni e rischiano di non far venire fuori chi veramente vorremmo essere (e si può dire che tutte le terapie che porto avanti nel mio studio di Torino hanno a che fare con i copioni).
Un portiere deve stare in porta e non andare in giro per il campo. A ciascuno di noi hanno insegnato a interpretare “la brava moglie” o il “bravo marito” che non crea dispiaceri al partner o alla sua famiglia di origine.
Invece ogni tanto è bello “spettinarsi” cambiando le carte in tavola e vedere cosa succede, “uscendo dai pali”.
Fare goal alla fine dà una grande soddisfazione. Basta provarci!

Dott.ssa Sabina Natali, Psicologa, Psicoterapeuta Torino
C.so IV Novembre, 8.
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