Avere un’idea dovrebbe essere come stare seduti su uno spillo; dovrebbe farti balzare in piedi e fare qualcosa.
(Harvey B. Mackay)

 

Non è un mistero che io ami le storie zen e che le utilizzi appena possibile nelle terapie che seguo, nel mio studio di Torino.

Tra quelle che amo di più vi è quella dei due monaci buddisti che, in cammino verso il monastero, incontrarono sulla riva del fiume una donna molto bella. Come loro, ella desiderava attraversare il fiume, ma l’acqua era troppo alta. Così uno dei due monaci se la pose sulle spalle e la portò all’altra sponda.

Il monaco che era con lui era scandalizzato. Per due ore intere lo rimproverò per la sua negligenza nel rispettare la santa regola: aveva dimenticato che era un monaco? Come aveva osato toccare una donna? E peggio, trasportarla attraverso il fiume? E cosa avrebbe detto la gente? Non aveva screditato la loro santa religione? E così via.

Il monaco rimproverato ascoltò pazientemente l’interminabile predica. Alla fine lo interruppe dicendo: «Fratello, io ho lasciato quella donna al fiume. Non sarà che tu te la stai ancora portando dietro?».

Credo che questa storia rappresenti un valido esempio della frase: “Penso troppo”. Quando i pensieri sono sempre gli stessi e sembra di essere presi in un vortice mentale dal quale non si riesce ad uscire allora significa che stiamo pensando troppo. Ciò succede soprattutto nei casi di ansia e depressione (ma non solo ovviamente quindi, postilla per il lettore, se tendete a rimuginare troppo NON siete in automatico ansiosi o depressi) e caratterizza soprattutto le donne. Come afferma Susan Nolen- Hoeksema autrice, tra gli altri, del libro: Donne che pensano troppo: “Quando le nostre aspettative non vengono soddisfatte non lo accettiamo facilmente come una parte normale della vita e iniziamo a rimuginare sul perché non otteniamo ciò che meritiamo. Qualche volta ci focalizziamo su cosa c’è di sbagliato nel mondo che non ci sta dando ciò che vogliamo; altre volte su cosa c’è di sbagliato in noi poichè non siamo in grado di raggiungere i nostri obiettivi”.

Esisterebbero tre tipi di ruminazioni:

  • Sul passato, tendendo a vedere solo gli errori e le cose negative della vita (e ciò ci porta ad un umore depresso);
  • Sul futuro, ingigantendo le nostre paure e alimentando una spirale di ansia;
  • Sui torti subiti, e ciò crea rabbia.

A questo punto verrebbe da chiedersi: “Come faccio a smettere?”. Non esiste un prontuario di “come si fa” (e rimando ai miei articoli precedenti). Non esistono ricette, anche se sarebbero veramente molto comode. Quindi, non con la pretesa di essere esaustiva, di seguito alcuni suggerimenti che, proprio perché generici, non sono taumaturgici:

  • Impegnandosi in qualche attività. Ciascuno può trovare le proprie: portare fuori il cane, andare in palestra, guardare una serie tv… tutto può andare bene se e solo se ci fa stare bene. Infatti un altro problema delle ruminazioni è che spesso ci troviamo a “pensare i pensieri degli altri”, ovvero quelli che gli altri ci attribuiscono…Quindi che almeno ciò che scegliamo di fare per “non pensare” sia gradito a noi e non agli altri!
  • Scrivere i pensieri per un tempo limitato. In questo modo sarà possibile mettere nero su bianco ciò che ci preoccupa e questo metterà distanza tra noi e le nostre preoccupazioni. Il tempo ci fornisce un confine altrimenti il rischio è passare ore a scrivere, alimentando il circolo vizioso.
  • La mezz’ora del rimuginio. Ci si obbliga a rimuginare mezz’ora al giorno. Tutti i pensieri che ci vengono in mente fuori da quella mezz’ora li rimandiamo. Se ad es. ci siamo prefissati che dalle 18 alle 18.30 è la nostra mezz’ora del rimuginio, allora in quella mezz’ora tutti i giorni DOBBIAMO rimuginare (se no che mezz’ora del rimuginio sarebbe?) Stacchiamo tutte le tecnologie e ci dedichiamo anima e cuore ai nostri pensieri. Il resto della giornata lo rimandiamo a quella mezz’ora. Provare per credere.
  • Cambiare punto di vista. Visto che a tutto c’è soluzione perché non buttare giù qualche idea (la più semplice possibile) sulle soluzioni (le più semplici possibili) al problema?

Sono certa che non smetterete di rimuginare ma che almeno vi sarete occupati del problema da un altro punto di vista (e che magari vi sarà anche venuto il desiderio di rivolgervi a un professionista per farlo definitivamente).

Dott.ssa Sabina Natali, Psicologa, Psicoterapeuta Torino
C.so IV Novembre, 8.
E-mail: info@natalipsicologatorino.it
Tel:338/3052197