“Un insegnante colpisce per l’eternità. Non si può mai dire dove la sua influenza si ferma”. Henry Brooks Adams.

Ultimamente tra i pazienti che vedo nel mio studio di Torino sono in aumento gli insegnanti (di scuola elementare, ma il discorso che segue può essere allargato a tutti gli ordini di scuola).

Fino a qualche anno fa ciò non accadeva e credo sia da imputare a numerosi fattori. Innanzitutto il ruolo della “maestra” all’interno della società e’ di molto cambiato. L’istituzione Scuola è relativamente recente.Si sviluppò nell’Ottocento quando gli Stati decisero di permettere ai cittadini di avere un’istruzione a diversi livelli. Inoltre, fino alla seconda metà del Novecento, quello dell’insegnante era uno dei pochi lavori permessi alle donne e incoraggiato dalla famiglia e dalla società. In questo modo si integrava la paga del marito che portava i “soldi a casa” e la donna aveva molto tempo da dedicare alla famiglia.

Al tempo ciò che succedeva in classe meritava il massimo rispetto anche solo perché “lo ha detto la maestra” e quindi nessuna discussione.

Anche il rapporto con gli allievi era diverso, più freddo e distaccato e le punizioni (spesso anche corporali) erano all’ordine del giorno. Oltre a ciò l’insegnante era unico nel senso che era il solo punto di riferimento per l’educazione.

Molte cose dall’epoca sono cambiate, in particolare da quando i programmi hanno permesso l’ingresso, (a volte decisamente “a gamba tesa “) dei genitori nell’organizzazione scolastica e nella didattica, togliendo potere e credibilità agli insegnanti. Per non parlare dello stipendio a fine mese, decisamente misero non solo se confrontato con la media europea ma anche e soprattutto con la mole di lavoro e la responsabilità che il ruolo comporta.

Da queste poche (per ragione di spazio, non sicuramente per quanto ci sarebbe da dire sull’argomento) considerazioni si può già evincere quanta sia la crisi degli insegnanti. E pensare che etimologicamente il termine Maestro rimanderebbe a tutt’altro. Deriva, infatti, dal latino “magister” (da magis, di più); in ebraico maestro è “rabbi”, che significa “grande” ed in sanscrito “guru”, pesante di dignità e prestigio…Che potenza in 7 lettere!

Eppure il burn out negli inseganti è sempre più palese. Il termine è sttao introdotto da Freudenberger nel 1974 per indicare una sindrome particolare che pareva colpire proprio le persone che lavoravano in istituzioni che si prendevano cura dell’altro. Con il tempo la sua accezione si è allargata ad indicare, in generale nelle professioni di aiuto, una situazione di forte stress prolungato che crea un logorio psico- fisico che può avere conseguenze anche gravi e che si manifesta prevalentemente in tre ambiti:

Comportamentale: aggressività, apatia, protratte assenze lavorative fino ad arrivare all’abuso di alcol o sostanze (tra cui farmaci).

Cognitivo/Emotivo: trascuratezza degli affetti e delle relazioni sociali, non considerazione delle emozioni; eccessiva importanza data al lavoro (o, il suo contrario, demotivazione), aggressività, difficoltà a concentrarsi, facile aggressività.

 Livello Fisico: insonnia, cefalea, disturbi intestinali, mancanza di appetito, abbassamento delle difese immunitarie, facile affaticabilità, debolezza.

La causa ovviamente non è univoca. I fattori predisponenti sono:

fattori personali: eccessivo desiderio di aiutare gli altri, marcati tratti nevrotici, bassa autostima;

fattori organizzativi: ruolo assunto nella gerarchia professionale, il far parte di un’organizzazione che non investe sui lavoratori, dando tutto per scontato, pretese eccessive.

fattori inerenti il tipo di lavoro svolto: è indubbio che il lavoro dell’insegnante sia di per sé estremamente logorante.

Dove porta tutto ciò? Una delle maggiori conseguenze è l’insorgenza delle patologie psicosomatiche e psichiatriche.

Il primo studio in merito (Lodolo D’Oria) si trova sulla rivista La medicina del Lavoro (N. 5 /2004) Questo studio, partendo dall’analisi degli accertamenti sanitari per l’inabilità al lavoro, effettuati dal Collegio Medico della ASL Città di Milano nel periodo 01/1992 – 12/2003 per un totale di 3447 casi clinici, ha confrontato quattro categorie professionali di dipendenti dell’Amministrazione Pubblica (insegnanti, impiegati, personale sanitario, operatori manuali).

  Gli insegnanti sono soggetti allo sviluppo di patologie psichiatriche due volte quella della categoria degli impiegati, due volte e mezzo quella del personale sanitario e tre volte quella degli operatori manuali.

Molti altri studi sono stati fatti dall’epoca. In generale si è visto che l’inidoneità degli insegnanti è causata da patologie psichiatriche in oltre il 60% dei casi (il 70% delle quali appartengono all’area ansioso-depressiva), mentre le “disfonie” sono appena il 13% (5 volte di meno). Ciò significa che devono essere ritenute patologie professionali dei docenti anche e soprattutto le patologie psichiatriche.

Tutto ciò può far molta paura, soprattutto alla luce del fatto che non esiste una normativa che tutela gli insegnanti “in crisi”. (seguirà un secondo articolo in merito)

L’unica possibilità quindi è umilmente ammettere di avere un problema e farsi aiutare da un professionista.

Dott.ssa Sabina Natali, Psicologa, Psicoterapeuta Torino
C.so IV Novembre, 8.
E-mail: info@natalipsicologatorino.it
Tel:338/3052197