L’idealismo va benissimo, ma quando si avvicina alla realtà il suo costo diventa proibitivo.
(William Frank Buckley Jr.)

Parlare di depressione post partum non è semplice poiché molti fantasmi si annidano dietro una diagnosi così dura e difficile da affrontare. Spesso le donne tendono a sottovalutare i sintomi, a non parlarne per via di pressioni sociali: “Ma come fai ad essere triste?! Hai appena dato alla luce un meraviglioso bambino/a, lui /lei gode di ottima salute, (magari) mangia e dorme, voi siete felici cosa vuoi ancora? Dovesti goderti questo momento anche tu”. “Dovresti…” Il condizionale è d’obbligo. Non sempre infatti l’ideale coincide con il reale. 

Innanzitutto e’ bene fare una distinzione tra il baby blues e la vera e propria depressione post parto. Per baby blues si intende uno stato di (fisiologica) tristezza che può colpire fino alll’80% delle donne,  dopo 3-5 giorni dal parto.

Esso crea “umore nero”, ansia, tendenza al pianto, difficoltà di memoria e concentrazione. Solitamente i sintomi scompaiono dopo un paio di settimane. Importante e’ comunque non lasciare la neo mamma sola, starle accanto, ascoltare le sue difficoltà ed aiutarla in questo delicato passaggio di vita.

Anche perché una piccola minoranza (circa il 10-15%) può sviluppare una vera e propria depressione post partodepressione post-natale. Il DSM (Diagnostic and Statistica Manual of Mental Disorder; American Psychiatric Association) afferma che per fare diagnosi di depressione il paziente deve presentare almeno 5 o più sintomi, per un periodo di almeno due settimane (Criterio A di diagnosi). Oltre ad essi devono inoltre comparire “umore depresso” o “perdita di interesse o piacere”.

I sintomi elencati nel DSM-5 comprendono:
Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno
• Marcata diminuzione di interesse o piacere (anedonia) per tutte, o quasi tutte le attività, per la maggior parte del giorno 
• Perdita di peso significativa in assenza di diete o aumento di peso (ad esempio può essere significativa una variazione del peso corporeo superiore al 5% nell’arco di un mese), o riduzione/aumento dell’appetito quasi ogni giorno
• Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno
• Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno
• Fatigue o mancanza di energia quasi ogni giorno
• Perdita di energia
Sentimenti di autosvalutazione o di colpa ecessivi o inappropriati quasi ogni giorno
• Ridotta capacità di pensare o concentrarsi, o indecisione quasi ogni giorno
• Pensiero ricorrente di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria senza un piano specifico, oppure tentato suicido o piano specifico per suicidarsi.

Gli altri due criteri che devono essere soddisfatti per porre diagnosi di depressione in base al DSM-5 sono:
• Criterio B: i sintomi devono causare disagio o compromissione clinicamente significative in ambito sociale, occupationale o in altro ambito funzionale importante
• Criterio C: l’episodio depressivo maggiore non deve essere attribuibile all’uso di particolari sostanze o ad altra condizione patologica

Tali sintomi, proprio perché non transitori, possono variare di intensità ma persistere per un lungo periodo di tempo e quindi avere conseguenze sia sulla relazione madre-che sull’intero nucleo familiare. 
Ciò che invece mi colpisce, quando vedo nel mio studio di Torino mamme con una tale sintomatologia, e ‘ fondamentalmente la loro solitudine. Parrebbe quasi che il problema fosse solo loro (e per prime sono le donne stesse a sentirsi sole) e che i padri si limitino a subire questa situazione non sapendo bene come aiutare la donna. Nel migliore (ma solo apparentemente) dei casi intervengono le famiglie di origine a dare una mano per evitare di appesantire troppo la neo – mamma. Quest’ultima infatti solitamente si ritiene incapace e ha paura a rimanere da sola con il suo bambino (Zaccagnino, 2009).
Sono ancora troppo poche le mamme che ricercano spontaneamente l’aiuto di uno specialista, per stare meglio e per aiutarle nel rapporto con il loro bambino. E’ invece importantissimo un intervento tempestivo  con professionisti del settore (ginecologi, ostetriche, infermieri, medici di base), che potranno indirizzare le donne interessate a psicoterapeuti esperti.
Infatti se molto è stato studiato rispetto alle conseguenze negative che tutto ciò può portare sullo sviluppo affettivo ed emozionale dei piccoli, non così tanto e’ stato pubblicato riguardo al cosa si può fare per aiutare le neo mamme a superare questo momento. Innanzitutto non vederle come un SINTOMO (“Eh… ha la depressione post parto poverina”) ma come PERSONE che stanno vivendo un momento di grossa difficoltà.
Sono donne che si squalificano (i motivi vanno ricercati nella loro storia familiare ) e che credono di non essere buone madri. Fondamentale non è solo l’aiuto del terapeuta ma anche quello del compagno/padre (partendo dal presupposto che il suo sia un funzionamento “sano”) attraverso il quale tali abilità possono e devono essere rinforzate.
La terapia di coppia sistemica relazionale è molto efficace in casi di depressione post parto.
In particolare in una ricerca ( Asen, E., Jones, E., London, 2000) sono stati assegnati 88 pazienti a tre tipi di terapia (una escludeva l’altra ed era unica): cognitivo -comportamentale, (subito esclusa poiché i casi di interruzione da parte dei pazienti sono stati troppo numerosi), farmacologica e sistemico relazionale.
Quest’ultima è risultata maggiormente efficace rispetto alle altre. Su cosa si basa questo successo? Proprio sul coinvolgimento dei padri, che non erano lasciati in sala d’attesa a aspettare la fine del colloquio ma erano parte attiva nell’aiuto alla donna, dei veri e propri “allenatori”.
Gli obiettivi degli incontri di coppia sono vari:
1) Non fare sentire la donna sola in questo nuovo (e complesso) ruolo di madre;
2) Dare informazioni sulla natura e sulla gestione della situazione;
3) Migliorare la comunicazione nella nuova coppia genitoriale rassicurandola;

4) Fornire strumenti per migliorare la comunicazione tra i genitori.

Quindi se alla nascita di un figlio non è tutto ideale, con l’aiuto di terapeuti esperti può comunque essere una meravigliosa esperienza.

Dott.ssa Sabina Natali, Psicologa, Psicoterapeuta Torino
C.so IV Novembre, 8.
E-mail: info@natalipsicologatorino.it
Tel:338/3052197