Da terapeuta familiare nel mio studio di Torino https://www.natalipsicologatorino.it, mi trovo spesso ad affrontare, insieme alle coppie e/o ai membri di una famiglia, i sentimenti contrastanti che si celano dietro lo svelamento di un segreto.

Essi sono ben più diffusi di quanto si possa pensare, quindi il:“Io sono un libro aperto, non ho segreti” diciamo che non “regge” moltissimo…

Cosa si tende per “segreto di famiglia”?

E’ un contenuto conosciuto da uno o più membri di una famiglia ma tenuto celato ad altri.

Uno psicoanalista francese, Serge Tisseron, ha proposto tre criteri per differenziare un generico segreto da uno a carattere famigliare.

Più precisamente il contenuto del segreto deve riguardare:

  • ciò che non si deve conoscere;
  • ciò di cui non si parla;
  • ciò che fa soffrire le persone che detengono il segreto.

Già S.Freud ne:”L’interpretazione dei sogni”(1909) affermava che quando compare in sogno tutta la famiglia significa che vi è un segreto.

Quali sono i contenuti più comuni dei segreti familiari ?

Abusi sessuali (interni alla famiglia stessa o di parenti stretti o amici di famiglia, i più comuni), aborti, omicidi e suicidi (degli attuali membri della famiglia o delle generazioni precedenti), periodi nei quali qualcuno è stato in carcere per reati di vario tipo, genitorialita’ (paternità biologica o adozione).

Il file rouge che li accomuna consiste nella paura di essere giudicati negativamente, o nella vergogna  e nel senso di colpa (per approfondimento si veda l’articolo: Il segreto:mantenerlo o svelarlo?).

Inoltre non li si vuole divulgare poiché si teme siano argomenti dei quali assolutamente non si può parlare e che ferirebbero l’altro, oltre ovviamente a sconvolgere l’intero assetto familiare.

E così si sceglie il silenzio nella falsa illusione di proteggere gli altri membri della famiglia.

Falsa illusione poiché in realtà i segreti difficilmente in un sistema familiare rimangono tali. Paul Watzlawick (1971) ci ricorda che “è impossibile non comunicare” e che comunque tutte le comunicazioni hanno una parte analogica ed una digitale. Significa semplicemente, senza addentrarci tanto nei tecnicismi, che a parole diciamo delle cose che poi nei fatti (comunicazione non verbale) contraddiciamo.

I Francesi hanno una bella espressione per indicare che spesso i segreti lo sono solo a metà :”le secrete suinte” (“il segreto trasuda”). Il riferimento è al colore dei soffitti delle case della regione di fabbricazione del cognac in Francia. Proprio nel processo di invecchiamento del cognac, chiamato “la parte degli angeli“, si crea una muffa di colore nero che si trova sui muri e sui soffitti dove viene prodotto il cognac. I turisti che vanno da quelle parti si chiedono che cosa sarà mai, mentre gli abitanti del luogo lo conoscono benissimo. Ecco spiegata la metafora.

La stessa cosa succede anche nei segreti in fondo, se ci pensiamo. I membri della famiglia lo intuiscono anche se non sono certi dell’esistenza del segreto e del suo contenuto.

Il rischio poi è che a lungo andare le comunicazioni interne al sistema familiare si strutturino proprio per evitare lo svelamento del segreto e si creano così problemi su più generazioni che vedono la comunicazione familiare bloccata.

Un po’ come giocare a Taboo. In questo vecchio gioco da tavolo si doveva indovinare una parola (ad es. “acqua”) senza però poterne dire altre, per far capire al compagno di gioco la parola misteriosa (nel nostro esempio acquazzone, acquedotto, mare etc).

Tutto ciò si riversa soprattutto sulla terza generazione ovvero quella dei figli. Infatti la seconda generazione (i genitori) tendenzialmente, oltre a essere portatore con molta probabilità del segreto (ovviamente non sempre) mostra anche i meccanismi difensivi maggiormente adattativi, cosa che non accade (seppur paradossalmente, per fortuna) nella terza generazione destinata a sviluppare il sintomo.

Una classificazione dei segreti familiari è stata fatta da Karpel:

  • Individuali, quando riguardano un solo membro della famiglia;
  • Interni, quando almeno due persone della famiglia ne sono a conoscenza. Qui la faccenda si complica moltissimo se i due depositari del segreto sono genitore e figlio poiché ciò mette il figlio nella posizione di dover “scegliere” a chi essere leale: al genitore con cui condivide il segreto o all’altro che “non sa”?
  • Condivisi: quando tutti i membri del sistema familiare sanno, ma il segreto non può essere condiviso con l’esterno.

I segreti familiari si possono “tramandare” di generazione in generazione, si pensa fino a tre o al massimo quattro generazioni.

Si possono trasmettere attraverso i non detti e i miti familiari che uniscono le varie generazioni attraverso un filo non così invisibile.

Esiste sempre un membro della famiglia a cui hai dato mandato di rilevare questo segreto, solitamente attraverso i sintomi sviluppati da quel sistema familiare e proprio da lui in particolare.

Lo stesso Carl Gustav Jung afferma: “Mentre lavoravo al mio albero genealogico, ho capito la strana comunanza di destino che mi lega ai miei antenati. Ho fortemente il sentimento di essere sotto l’influenza di cose o problemi che furono lasciati incompleti o senza risposta dai miei genitori, dai miei nonni, dai miei bisnonni e dai miei antenati. Mi sembra spesso che ci sia in famiglia un karma impersonale che si trasmette dai genitori ai figli. Ho sempre pensato che anch’io dovevo rispondere a delle domande che il destino aveva già posto i miei avi, domande alle quali non si era ancora trovata una risposta, o anche che dovevo risolvere o semplicemente approfondire dei problemi che all’epoca si lasciarono in sospeso“.

Proprio su questa scia A. A. Schutzenberger, nel suo bellissimo libro:” La sindrome degli antenati“ sostiene, assolutamente a ragione, che noi siamo meno liberi di quanto crediamo. Non lo siamo, ad esempio, nei nomi che portiamo (spesso derivanti da quelli di nonni, bisnonni o amici di famiglia morti precocemente), negli anniversari luttuosi che sembrano ripercorrere di generazione in generazione gli stessi eventi negativi, i lavori, i luoghi e le case in cui viviamo etc.Il Genogramma ovvero l’albero genealogico in chiave “psi”.

Questo non significa che sia obbligatorio svelare i segreti ma certo è necessario valutare bene di caso in caso, soprattutto analizzando se e come svelare il segreto.

Nella mia pratica clinica, ciò che ho considerato in molti casi è stata l’importanza dello svelamento, che ha permesso ai singoli membri (e conseguentemente, “a caduta”, nel sistema familiare in cui essi sono inseriti)di riprendere una vita rimasta bloccata per molto tempo, sotto altre prospettive. Il tutto non senza naturali sofferenze.

Per questo lo svelamento dovrebbe sempre avvenire all’interno di un percorso terapeutico in modo da essere guidati da un professionista a trovare le parole giuste” senza rabbia o recriminazioni che potrebbero portare fuori strada e creare solo danno nel danno.“Basta ora chiamo!” Quando è il momento per iniziare una psicoterapia.

Perche’, come afferma F. Dostoevskij: ”Ogni uomo ha dei ricordi che racconterebbe solo agli amici. Ha anche cose nella mente che non rivelerebbe neanche agli amici, ma solo a se stesso, in segreto. Ma ci sono altre cose che un uomo ha paura di rivelare persino a se stesso e, ogni uomo perbene ha un certo numero di cose del genere accantonate nella mente”

Dott.ssa Sabina Natali, Psicologa, Psicoterapeuta Torino
C.so IV Novembre, 8.
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Tel: 338/3052197