“Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone perché la crisi porta progressi.

La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È dalla crisi che nascono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e le sue difficoltà, violenta il suo stesso talento e da’ più valore ai problemi che alle soluzioni.

Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.

Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solamente lievi brezze.

Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”. A.Einstein.

 

Se qualcuno di voi ha avuto la perseveranza di seguirmi avrà sicuramente notato che tutti i miei articoli iniziano con una citazione e hanno come immagine un quadro.

Questa volta la citazione (di quel gran genio di Albert Einstein) è un pò più lunga e da rileggere attentamente.

Nella (quasi) totalità dei casi sono le crisi a portare i pazienti nel mio studio di Torino. Mentre lo stallo non fa che mantenere il disagio e rallentare il cambiamento, la crisi invece ha il pregio di innescarlo. L’etimologia stessa della parola, dal greco κρίσις che significa proprio “scelta, decisione”, sottolinea la necessita di cambiamento per non continuare a procrastinare il malessere. Come dice Einstein: “E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno”. Questo “meglio” gli psicologi lo chiamano “resilienza”.

In fisica ed in ingegneria essa indica la capacità di un materiale di resistere a un urto, assorbendo l’energia che può essere rilasciata in diversa misura dopo la deformazione.

L’origine è latina: il verbo resilire si forma dall’aggiunta del prefisso re- al verbo salire ‘saltare, fare balzi, zampillare’, col significato immediato di ‘saltare indietro, ritornare in fretta, di colpo, rimbalzare, ripercuotersi’, ma anche quello, traslato, di ‘ritirarsi, restringersi, contrarsi’ (Oxford Latin Dictionary, Fascicle VII, a cura di P. G. W. Glare, Oxford University Press 1980).

Vuol dire, in poche parole, che attraversare una crisi, piccola o grande che sia, e uscirne rafforzati, permette di trovare in essa delle risorse per migliorarsi che neppure si sospettavano.

Evitando accuratamente di fare “di tutta l’erba un fascio” è indubbio esistano dei fattori che aumentano la probabilità che una persona abbia una risposta “resiliente” ad una situazione difficile.

-La tendenza a vedere il “bicchiere mezzo pieno”. Le difficoltà fanno parte della vita, ma la percezione della loro durata è del tutto soggettiva. Se l’idea è che tutto ci andrà male e se qualcosa è andato male una volta allora sarà per sempre, (sto banalizzando ovviamente… ma neppure troppo!) avremmo maggiori difficoltà a dare risposte resilienti. Se invece l’idea è che qualsiasi problema nella vita sia transitorio e soprattutto non riguardi tutti gli aspetti della vita (denaro,lavoro, vita sessuale, salute, e relazioni) allora sarà più semplice predisporsi ad affrontare le difficoltà.

Oltre a ciò anche considerare che le cause delle crisi a volte sono proprio solo esterne (locus of control esterno) e su di esse non abbiamo alcun potere di azione ci farà sentire meno “colpevoli”.

L’idea di “potercela fare”. Se siamo convinti che le crisi possano essere affrontate (e superate) e quindi se abbiamo una certa autostima, sarà più difficile farci travolgere da esse. Se pensiamo di avere un certo potere nel modificare le cose allora sarà più facile che ciò accada realmente.

Pensare che le crisi possano anche essere dei momenti di crescita aiuterà ad affrontarle meglio rispetto ad essere convinti di soccombere. Una volta una bambina mi ha raccontato di avere molta paura a prendere un aereo per raggiungere gli zii in Francia. “Sai io non ho mai preso l’aereo e non so come sia, potrei avere molta paura”. E dopo una brevissima pausa…”Però magari imparo qualcosa di nuovo ed è un’occasione per superarla”. Ecco mai definizione di resilienza è stata più azzeccata di quella datami da questa bambina di 8 anni!

La capacità di “riderci su”. Richard Bandler afferma: “Se siete seri, siete bloccati. L’umorismo è la via più rapida per invertire questo processo. Se potete ridere di una cosa, potete anche cambiarla”. Certo, a volte c’è veramente poco da ridere, ma per fortuna le cose non sempre sono così tragiche come sembrano. Inoltre sorridere (a volte ridere di cuore) aumenta la produzione di due neurotrasmettitori che hanno il compito di liberare endorfine e encefaline. Le prime provocano una diminuzione del dolore e della tensione, mentre le seconde migliorano il sistema immunitario. Ma soprattutto aumenta la produzione di serotonina, una sorta di “pasticca naturale “ contro la depressione predisponendo a considerare le cose da altri punti di vista meno “tragici” e a considerare le crisi superabili.

Avere una rete sociale. Anche fattori sociali possono aiutare ad aumentare la resilienza. Banalmente quando la giornata è stata proprio nera nera è meglio chiamare un amico per andare a bersi una birra che rimanere davanti a  Netflix (con tutto il rispetto ovviamente). Chissà che il nostro amico non ci dia una mano anche a considerare le cose da altri punti di vista.

-Trovare delle “valvole di sfogo”. Soprattutto il Tai Chi, lo yoga e la mindfullness sono pratiche che ci permettono di entrare maggiormente in contatto con noi stessi modificando la nostra prospettiva.

E se ancora tutto ciò non bastasse, fatevi aiutare. Sicuramente non ve ne pentirete.

resilienza, ansia, come superare l’ansia, depressione, superare una crisi, crisi di panico, Psicologo bravo a Torino, Psicologo, Torino
Dott.ssa Sabina Natali, Psicologa, Psicoterapeuta Torino
C.so IV Novembre, 8.
E-mail: info@natalipsicologatorino.it
Tel:338/3052197