Le liti non durerebbero mai a lungo, se il torto fosse da una parte sola.
François de La Rochefoucauld

Spesso le terapie di coppia trattate nel mio studio di Torino, hanno come pretesto i continui litigi tra i partner. Ho volutamente utilizzato il termine pretesto, derivante dal latino praetextus (prae=avanti e texere=tessere) poiché in realtà i litigi hanno radici molto più profonde, che si celano dietro alla lotta per chi detiene il telecomando o per chi porta a scuola i figli. Spesso si è così talmente abituati a litigare che non ci si ricorda neppure più perché si è iniziato. A volte si sfiorano gli anni di litigi e per questo verrebbe naturale chiedersi come sia possibile per le coppie continuare a rimanere insieme in queste situazioni. La scusa del: “Lo faccio per i figli” in realtà ha una funzione protettiva nei confronti di se stessi poiché dietro questa frase si cela il timore della separazione. Non è così facile affrontare tutto ciò che ne conseguirebbe e non lo è neppure stare soli. Continuare a litigare però non è la soluzione. Il rischio infatti è che la simmetria (ovvero lo “scornarsi” reciprocamente) porti ad un escalation tale che alla fine i coniugi non fanno altro che squalificarsi a vicenda. Esempi tipici sono: “Tu sei un’incapace” oppure: “Tu non sai far nulla” frasi che attaccano profondamente la personalità dell’altro.
Questo gioco al massacro porta all’incancrenirsi delle proprie posizioni senza capire profondamente il punto di vista dell’altro. Così la prospettiva reale degli eventi viene completamente distorta. Proprio per questo in terapia di coppia si fa il “gioco della testa dell’altro” ovvero si chiede di condurre lo stesso ragionamento ma con il punto di vista del partner: è come se si disvelasse un mondo. Le frasi quindi si trasformano da “Non ti va mai bene niente” a “Dimmi cosa ti sta infastidendo così tanto” oppure “Tu non mi guardi mai” a “Mi farebbe piacere avere un complimento da te proprio adesso poiché ne ho bisogno”. Troppo spesso infatti le parole che usiamo sono assolutistiche: sempre, mai, tutto, niente…Per avere “un buon conflitto”, che sia produttivo e di crescita per entrambi, bisognerebbe invece…

1) NON ESSERE ASSOLUTI. Non esistono parole coì come non esistono rapporti che durano “per sempre”, almeno a priori. E neppure liti…Quindi durante le discussioni le parole, “sempre” “mai” “tutto” “niente” devono essere assolutamente bandite, anche perché non vere.

2) FOCALIZZARSI SUL PROBLEMA TRATTATO. Soprattutto quando le liti diventano frequenti viene la tentazione di tirare fuori il passato...”Vogliamo parlare di quella volta in cui tua madre…”. Oppure: “Come ti permetti di dirmi ciò proprio tu che quella volta…”. Fare la somma dei problemi non aiuta a risolverli anzi! E’ utile invece parlare SOLO del problema che si è presentato e sviscerarlo, concentrandosi su come si sta in quel momento per dirlo al partner.

3) NON ACCUSARE L’ALTRO. Rimanere concentrati su di se’ permette di esprimere al partner come ci si sente, senza puntare il dito contro di lui poiché non permetterebbe all’altro di esprimersi liberamente. Inoltre, conoscendo “i propri polli” sappiamo benissimo cosa (e come) dire all ‘altro qualcosa per ferirlo in profondità. Ma servirebbe? O lo facciamo più per noi, magari per vendicarci di chissà che…così lo obblighiamo a difendersi e la discussione non arriva da nessuna parte.
Anche non confliggere mai e’ un problema. 
È nella natura dell’uomo avere opinioni, esprimerle e sostenerle. Sono sempre molto sospettosa quando due partner mi dicono: “Ma noi non litighiamo mai”, mi chiedo se veramente si saranno detti tutto (o quasi).
Molte coppie hanno paura del conflitto poiché uno dei tanti (ed errati) miti che avvolgono le coppie e’ che se ci si ama veramente non si deve discutere. Dietro questo (falso) mito in realtà si cela la paura che i partner ne hanno e quindi si preferisce fare finta che tutto sia perfetto. Questo però non permette alla coppia di crescere.
Una litigata “ben fatta” invece può aiutare i membri a conoscersi e soprattutto a scoprire parti del proprio compagno /a che neppure si sospettavano. E a volte si viene in terapia anche per “imparare a litigare” e quindi per crescere come individui e come coppia.

Dott.ssa Sabina Natali, Psicologa, Psicoterapeuta Torino
C.so IV Novembre, 8.
E-mail: info@natalipsicologatorino.it
Tel:338/3052197