“È meglio un male sperimentato che un bene ignoto”. Tomasi di Lampedusa.

Ci sono quelli che amano il Natale ed iniziano con gli addobbi già l’anno prima, cercando quelli più nuovi e belli, e chi invece vorrebbe pagare qualcuno per usufruirne, come comparsa, a tutte le occasioni che il Natale porta con se’, dalle cene aziendali alle corse ai regali. Sicuramente però nessuno è esentato dalla cena del 24 o dal pranzo del 25 insieme ai propri cari (che a volte così “cari” non sono). Ed è proprio intorno al tavolo che si giocano i copioni familiari; infatti non sarà un caso che nel mio studio di Torino (ma non solo nel mio) noti un aumento di pazienti proprio alla fine delle vacanze natalizie.

Ma cos’è un copione familiare? Il primo a parlarne in modo chiaro fu John Byng-Hall, psichiatra infantile e terapeuta della famiglia alla Tavistock Clinic di Londra, che nel 1995 definì i copioni (script) familiari come: “le aspettative condivise dalla famiglia di come i ruoli familiari debbano essere rispettati all’interno di contesti differenti”. Funziona cioè un po’ come a teatro: se si è a conoscenza di cosa si deve dire tutto fila liscio.

La prevedibilità e’ rassicurante.

Torniamo al nostro pranzo di Natale. Avete fatto caso alla disposizione delle sedie? Chi si siede sempre a capotavola (o in un’altro posto)? Il posto rimane fisso con il passare degli anni oppure è permesso “improvvisare”? E se per qualche motivo qualcuno cambia le carte in tavola (sedendosi da un’altra parte) come sono le reazioni? Rabbia?Battute ironiche? Tentativi di “riprendersi il trono”?

Gli attori nei copioni interpretano un certo ruolo che si auto – prescrivono o che è prescritto da altri (ma che essi fanno comunque di tutto per tenersi).

Cosa succede se per qualche motivo un copione familiare non è più così “funzionale “? Le persone che ne fanno parte possono voler provare a fare qualcosa di diverso. Piu facile a dirsi che a farsi. Anche quando le famiglie chiedono una consulenza terapeutica, in realtà stanno comunicando: “Dottoressa per favore ci aiuti a cambiare” (sottinteso:”senza modificare nulla“). Mi viene in mente quella meravigliosa frase di Tomasi di Lampedusa: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. 

Quando il singolo non possiede quello che Bowlby definiva una “base sicura” allora non resta che ripetere il vecchio copione, che sarà pur stantio e farà anche molto soffrire ma almeno è rassicurante poiché permette di prevedere i risultati delle azioni di tutti i partecipanti rispetto al “rischio dell’ignoto”.

La terapia familiare termina proprio quando questo copione è stato riscritto e tutti i partecipanti ne sono soddisfatti.

Facciamo un salto indietro a una questione etimologica. Nel testo greco dei Vangeli il peccato era definito con la parola hamartia, cioè un errore e per Gesù un peccato non richiede una penitenza ma una metanoia, ovvero un nuovo modo di vedere, che permette di superare l’errore e ciò che l’ha reso possibile (Igor Sibaldi, “Il codice segreto del Vangelo. Il libro del giovane Giovanni” Sperlin &Kupfler, Milano, 2005). Con questa accezione la terapia è una metanoia poiché permette di superare l’errore ed arrivare ad una nuova visione del mondo e soprattutto degli script.

Questi ultimi possono essere suddivisi a seconda delle relazioni che prendono in considerazione: i rapporti tra genitori, nel sottosistema fratelli, oppure, più numerosi di ciò che si pensi, quelli intergenerazionali (non solo tra i genitori ed i figli ma che coinvolgono anche le generazioni passate, nonni e bisnonni). Per questo motivo quando si utilizza il genogramma in terapia famigliare si chiede di partire dai nonni. Non importa se li abbiamo conosciuti o se essi siano deceduti prima della nostra nascita. È certo che i copioni familiari riguardano anche loro.

Ci sono poi gli script classificati a seconda della loro funzione, ad es. quelli utilizzati  per risolvere un conflitto, o quelli riguardanti il corso degli eventi (copioni ottimistici, pessimisti, addirittura tragici).

Ciò che è sicuro è che tutti ne siamo impregnati e solo una terapia svolta con un professionista può modificarli. Importante è voler smettere di soffrire.

Dott.ssa Sabina Natali, Psicologo, Psicoterapeuta Torino
C.so IV Novembre, 8.
E-mail: info@natalipsicologatorino.it
Tel:338/3052197